indirizzo: Via Abrami, Scanno

Orario: 9:00 / 12:00 – 15:00 / 19:00 tutti i giorni

Descrizione

Dedicata alla Vergine Assunta, la chiesa più importante del paese prende il nome dalla Valle del Carapale su cui si affaccia. Situata oggi lungo l’arteria principale - detta ciambella per via del suo andamento anulare - in origine si trovava all’esterno del primitivo nucleo urbano medievale, ubicato nella parte alta dell’attuale borgo. Non si hanno notizie certe sull’anno di fondazione, ma essa era già menzionata in alcune bolle papali del XII secolo.
Ha subito nel corso del tempo ricostruzioni e rimaneggiamenti, soprattutto a seguito di eventi sismici; l’aspetto attuale è frutto della radicale trasformazione attuata alla metà del Cinquecento, quando fu ampliata ed elevata a parrocchia con il doppio titolo di Santa Maria della Valle e di Sant’Eustachio, patrono del paese.
Tra la seconda metà del Seicento e la prima metà del Settecento l’interno della chiesa  venne rivestito da stucchi e decorazioni; nel 1685 vennero demoliti i numerosi altari minori che lo gremivano - addossati anche ai pilastri - mentre ulteriori modifiche, che interessarono anche la facciata, vennero apportate durante i lavori di restauro e consolidamento seguiti, in particolare, ai  terremoti del 1627, del 1711  e a quelli del 1915 e del 1917.
Nel corso degli ultimi interventi di riparazione, resisi necessari a causa dei danni provocati dal sisma del 1984 e portati a compimento nel 1990 ad opera dalla Soprintendenza ai BAAAS, è stata realizzata l’attuale pavimentazione in cotto ed è stato rimosso dai pilastri quadrangolari il rivestimento barocco: sono così riemersi alcuni degli affreschi di età rinascimentale che sono oggi visibili all’ingresso.

Esterno

Alla chiesa si accede mediante una scalinata in pietra, risalente al 1680 e più volte in seguito rimaneggiata: in origine estesa all’intera facciata, essa caratterizza oggi la parte centrale del sagrato, richiamando gli inviti settecenteschi tipici delle chiese barocche abruzzesi. La facciata è a coronamento orizzontale, con superficie intonacata divisa in due ordini da una cornice marcapiano. Nella campata superiore è presente il rosone, sopra il quale il fronte si conclude con un cornicione sorretto da mensole in pietra. L’aspetto complessivo risale al 1563, ma sono visibili elementi di epoche diverse dovuti alle modifiche apportate nel corso dei secoli. Il portale centrale ad arco a tutto sesto, strombato e sostenuto da colonnine pensili, è infatti un pregevole esempio di scuola borgognona (XIII secolo); è sormontato da una formella decorata con un elemento floreale a bassorilievo, probabile residuo di un arco più antico, di cui facevano presumibilmente parte - con funzione di mensole d’imposta - anche le brevi cornici murate ai lati dell’ingresso. Al 1636 risalgono i portali laterali, architravati, mentre le due finestre circolari soprastanti vennero aperte nel 1840 in corrispondenza delle navate laterali. Sul cordolo che spartisce in due il prospetto poggia il rosone a raggiera: sulla fascia mediana della cornice sono scolpiti quattro volti di serafini, in corrispondenza dei punti cardinali; dal centro si dipartono colonnine raccordate da archetti trilobati - eseguite negli anni ’20 del Novecento da Vittorio Spagnolo di Scanno - riproduzione fedele in legno di quelle originarie, andate distrutte col sisma del 1915. Dalla zona absidale sinistra dell’edificio si erge il campanile a pianta quadrata, in stile romanico, suddiviso da cornici in tre ordini e sormontato da un corpo di forma piramidale; la cella campanaria presenta quattro alte finestre archivoltate, in ognuna delle quali è alloggiata una campana. Risalente al 1563, è stato più volte rinforzato e restaurato.

Interno

L’interno, di aspetto barocco, ha conservato l’impianto medievale ad aula, ripartita in tre navate da arcate a tutto sesto che impostano su quattro pilastri e due colonne in pietra; a conclusione un’abside semicircolare, coperta da catino. Le volte delle navate sono a botte ribassata: quella centrale, lunettata, è scandita da archi decorati con dipinti seicenteschi, che rappresentano Sant’Eustachio, la Vergine e San Biagio, incorniciati da eleganti stucchi con motivi a volute, conchiglie, cherubini e festoni floreali. All’ingresso un vestibolo in legno, risalente al Settecento, è sormontato da una cantoria lignea di fine ‘500 - inizi ’600 dalla balaustra ornata di pannelli dipinti con scene della vita del Santo Patrono; l’organo posto al di sopra ha solo funzione scenografica, in quanto canne dipinte sostituiscono le originali, trafugate. A destra si apre la cappella di San Costanzo, con il deposito marmoreo del Settecento, opera di artisti di Pescocostanzo, in cui si custodiscono le spoglie del Santo, concesse dal Papa Benedetto XIV nel 1753. Sui primi due pilastri, all’inizio della navata centrale, sono visibili gli unici preziosi resti degli affreschi rinascimentali, riportati alla luce durante i restauri del 1990: a destra è raffigurata Sant’Agata, mentre a sinistra sono riconoscibili Sant’Antonio Abate (1549) e una Madonna col Bambino, probabilmente anteriore; ai piedi di questo sostegno una spia in vetro, aperta sul pavimento realizzato nel corso degli stessi lavori, mostra come durante i rifacimenti cinquecenteschi il piano della chiesa fosse stato rialzato di 80 cm rispetto a quello medievale. Alle pareti delle navate laterali sono allineati gli altari, impreziositi da stucchi e dorature eseguite nel 1605 da Orazio Giannotti di Civitanova. Degno di particolare attenzione è l’altare del SS. Rosario (1579), posto al fondo della navata di destra, in cui è conservata una pregevole tela, di scuola romana, risalente al 1604. Essa rappresenta la Vergine in trono col Bambino, nell’atto di donare la corona ai Santi Domenico e Caterina; la scena è incorniciata da quindici tondi in cui sono raffigurati i misteri del Rosario. Nell’area absidale si ammira l’altare maggiore, in marmo policromo, finemente scolpito con motivi di putti in rilievo; fu eseguito nel 1732 da marmorari di Pescocostanzo e Alfedena, su disegno del noto artista pescolano Panfilo Rainaldi. Sulla parete a destra del coro è una grande teca lignea del XVIII secolo, che custodisce numerose reliquie di Santi, le più antiche delle quali risalgono al Cinquecento. Sono ancora da segnalare il battistero ligneo eptagonale del XVI secolo - a sinistra dell’altare maggiore - e i quattro confessionali con il pulpito, intagliati nel 1766 e ornati di colonnine tortili, drappi, foglie d’acanto e volute, che si devono alla maestria del celebre ebanista di Pescocostanzo Ferdinando Mosca.