indirizzo: Via calata Sant'Antonio, Scanno

Orario: Aperto su appuntamento

Descrizione

Il Museo della Lana custodisce oggetti della vita quotidiana a Scanno nel periodo compreso tra il 1880 e il 1930, donati dalla popolazione locale. Sono stati ricostruiti alcuni ambienti di una tipica casa di pastori: la cantina, la cucina, la camera da letto, la stanza del telaio. Durante la visita è possibile osservare le suppellettili che costituivano l’arredamento delle modeste abitazioni del tempo, come, ad esempio, la madia dove si conservavano il grano e la farina, la cassapanca dove venivano riposti abiti e biancheria, il grande letto con il materasso fatto con foglie di granturco, o il caratteristico  “ monaco”, cioè il contenitore di braci che serviva a riscaldare il letto; si ammirano molti degli oggetti  utilizzati dalla donna scannese nelle sue attività quotidiane, come gli strumenti per  lavare i panni, per schiacciare le patate e per la lavorazione della pasta, i marchi per etichettare il pane, posate di osso e ferro, macinini per il caffè, gli attrezzi per tessere e tingere la lana, lenzuola e coperte realizzate dalle abili mani femminili. Oltre a ciò, sono in mostra arnesi ed oggetti vari usati in passato dal pastore, come gli attrezzi  per la lavorazione del latte o le forbici per tosare le pecore, le ciotole scavate pazientemente nel legno nelle lunghe  ore passate a guardia del gregge, ma anche una rara valigia in cartapecora, i libri di preghiere e le immaginette sacre che accompagnavano la dura vita di ogni giorno, o gli amuleti in oro e argento che pastori e donne solevano cucirsi sugli abiti come portafortuna.
A completamento di questo quadro identitario il Museo, che è anche un prezioso centro   di studi e documentazione della cultura locale, ha aperto una sezione dedicata ai culti nella piccola chiesa di San Giovanni, dove sono state raccolte molte statue sacre del periodo che va dal Seicento al Novecento, in precedenza sparse nei depositi della chiese scannesi. 

Note Storiche

Il museo è stato aperto nell’agosto del 1996 su progetto di Michele Rak - uno dei più noti esperti europei di teoria e storia della cultura materiale - allo scopo di recuperare, conservare ed esporre le ultime testimonianze del mondo pastorale - colto nel momento della sua crisi sotto la pressione del nascente industrialismo - ed è organizzato come raccolta didattica che consente al visitatore di ricomporre l’identità delle comunità del territorio. È allestito nell’edificio di un ex-mattatoio ed è intitolato ad un bene, la lana, che insieme agli altri prodotti derivanti dall’allevamento delle pecore ha rappresentato per secoli la risorsa principale e la fonte della ricchezza di questo borgo montano e delle comunità della Valle del Sagittario, improntandone la cultura, i culti e gli usi.