indirizzo: Largo Chiaffredo Bergia, Scanno

Descrizione

La fontana è costituita da due nicchioni in pietra, addossati ad un retrostante terrapieno, che coprono su due vasche rettangolari. Dei due arconi a tutto sesto il primo, a sinistra, è coperto da un tetto a due spioventi mentre l’altro, a destra, è a coronamento orizzontale.
La zona basamentale del nicchione di sinistra, che coincide con l’antico abbeveratoio di epoca medievale, è realizzata con conci in pietra di maggiori dimensioni rispetto a quelli usati superiormente nella realizzazione del sovrastante arco a tutto sesto, che a circa metà della parete reca impressa in una pietra la data della prima espansione dell’organismo: 1549.
La vasca di destra, da riferire alla stessa data, riceve acqua da quattro mascheroni scolpiti sulla parete del nicchione, nei quali la tradizione popolare ravvisa un Re, una Regina, uno Zoccolante e un Cappuccino. Essa risulta rialzata rispetto al corpo adiacente ed è chiusa da lastre in pietra che presentano degli incavi, in corrispondenza delle bocche da cui sgorga l’acqua. Ciò consentiva in passato alle donne di posizionare agevolmente le “conche”, con le quali si usava raccogliere l’acqua destinata agli usi domestici e di poggiarle, poi, più comodamente sulla testa per il trasporto.
Al centro dell’arcone di destra, al di sopra di una schiacciata lesena, è presente un bassorilievo raffigurante un’Annunciazione, qui inserito nel XVIII secolo, quando questa parte dell’opera fu portata a compimento e la fontana assunse le forme  attuali. Di incerta interpretazione la data incisa sulla lastra, usualmente letta “1732”, sebbene lo stile dell’opera rimanderebbe all’epoca medievale. Sulla chiave dell'arco è scolpito lo stemma dell’Università di Scanno.

Note Storiche

Situata lungo la via principale del paese, detta “ciambella” per il suo andamento anulare, è la più imponente delle fontane di Scanno. Le fontane hanno sempre svolto un ruolo importante in questo come in altri borghi abruzzesi, sia come riferimento infrastrutturale cardine nel tessuto urbano che come luogo d’incontro degli abitanti. In particolare, a Scanno la loro presenza ha rappresentato nel corso dei secoli un fattore di vita e di lavoro essenziale per lo sviluppo delle locali attività economiche. Sia la fontana Sarracco che l’altra rilevante fonte, detta del Pisciarello, facevano parte di un sistema idraulico complesso, alimentato dalle sorgenti vicine, funzionale all’attività armentizia - principale fonte di ricchezza del paese - e alla manifattura dei tessuti di lana, ad essa collegata. La storia di questa fontana è strettamente connessa all’espansione del paese. In epoca medievale essa si trovava al di fuori del centro urbano - situato originariamente nella parte alta dell’attuale borgo, detta Terra Vecchia, dove si trova la chiesa di Sant’Eustachio - e fino al XVI secolo dovette avere l’aspetto di semplice abbeveratoio, coincidente con la zona basamentale del corpo di sinistra. In concomitanza con la graduale estensione del borgo verso la valle, venne successivamente ricostruita in più fasi per assumere forme più consone a un uso di tipo urbano. Si realizzarono così, nel 1549, l’arcone di sinistra e la zona basamentale di quello di destra. Nel XVIII secolo, quando tutta l’area circostante fu interessata da un intenso fenomeno di espansione edilizia - in coincidenza con il periodo di maggiore prosperità dell’industria armentizia - la fontana fu completamente rinnovata e la sua costruzione portata a compimento dopo il 1732, con la realizzazione del secondo arcone a tutto sesto di destra. Altri interventi di ammodernamento e restauro furono realizzati nel corso dell’Ottocento, come la costruzione della nicchietta alla destra della fontana, il rifacimento della pavimentazione antistante, a lastre di pietra rettangolari (1859) e la sostituzione delle antiche tubature in cotto con quelle più moderne in ghisa (fine Ottocento). Nel secolo scorso, dopo l’intervento degli anni Settanta consistito, tra l’altro, nel rifacimento in cemento del mascherone della Regina, l’intera fontana è stata restaurata alla fine degli anni Ottanta per iniziativa del Comune, in collaborazione con la Sopraintendenza ai BAAAS.