indirizzo: Porta Sant'Antonio, Scanno

Descrizione

La fontana si compone di una vasca rettangolare, sormontata da un nicchione a sesto ribassato, affiancato da due tozzi piedritti contenenti piccole vasche aggettanti dal filo della muratura che raccolgono le acque provenienti da due mascheroni a sembianze fitoantropomorfe. Si tratta di due partiti decorativi fagli elaborati effetti plastici, come denota, ad esempio, la soluzione della barba e dei capelli che assomigliano alla corolla di un fiore, secondo un motivo tipico dell’ornato architettonico tardo-settecentesco. 
Sul lato sinistro una nicchietta ospita il rosone con il terzo zampillo, detto “beverino”. 
Il paramento murario è costituito da conci in pietra locale di forma squadrata ed il mascherone in sembianze di testa di ariete, al di sotto dell’arco del nicchione, fu inserito nel 1862 in sostituzione di quello originario. Dietro la parete sono collocate le camere di manovra raggiungibili mediante una botola.
La fontana è sormontata da un fastigio curvilineo di gusto rococò, che conclude il nicchione e reca sulla sommità lo stemma municipale. Su di esso sono scolpite tre torri e incisi la data 1787 - relativa alla sistemazione della fontana - e il motto: UNITAS TRAE SCANNI. Esso ricorda l’unione, avvenuta prima del 1447, tra gli abitanti di Scanno e quelli degli antichi centri limitrofi di Iovana e Collangelo i quali, secondo la tradizione, per le tristi condizioni di vita causate dalle vessazioni dei feudatari e dai continui conflitti, si videro costretti ad abbandonare i rispettivi luoghi e ad unirsi a Scanno, formando così un unico centro urbano. 

Note Storiche

La fontana sorge in una zona periferica del borgo, ai margini del quartiere Codacchiola, nei pressi della chiesa di Sant’Antonio. In origine fu semplice abbeveratoio posto al di fuori della primitiva cerchia muraria, che in epoca medievale cingeva la parte alta del paese, detta Terra vecchia, dove si trova la chiesa di Sant’Eustachio e dove sorse il nucleo originario di Scanno. Con l’estensione del borgo verso meridione e occidente, avvenuta a partire dalla metà del XV secolo, la fonte venne inglobata nelle nuove mura. Come la fontana Sarracco, anche la fonte del Pisciarello ha costituito nel corso dei secoli un fattore essenziale per la vita del borgo e per lo sviluppo delle sue attività economiche. Entrambe facevano parte di un sistema idraulico complesso, alimentato dalle vicine sorgenti, funzionale all’attività armentizia - per secoli fulcro dell’economia scannese - e alle attività industriali e artigianali, in particolare alla manifattura dei tessuti in lana. Essa, inoltre, essendo situata nelle vicinanze di una chiesa, evidenziava la funzione di luogo d’incontro svolto dal piazzale antistante l’edificio sacro. Alla fine del XVIII secolo l’antico abbeveratoio, ormai strettamente partecipe della vita urbana, venne trasformato in vera e propria fontana monumentale con l’inserimento di mascheroni, dello stemma dell’Università e del nicchione centrale (1787), assumendo così l’aspetto odierno. Durante il XIX secolo fu oggetto di vari interventi: nel 1837 furono restaurati il paramento murario e il nicchione di copertura, si provvide alla sostituzione delle condutture e alla realizzazione dell’antistante pavimentazione in pietra. L’opera, insieme alla fontana Sarracco, è stata sottoposta a nuovo restauro, eseguito in collaborazione con la Soprintendenza ai BAAAS, negli ultimi decenni del secolo scorso.