indirizzo: Via Santa Maria di Loreto, Scanno

Orario: Sempre aperta

Descrizione

La chiesa è dedicata a Sant’Eustachio martire, patrono di Scanno - che si festeggia solennemente il 20 settembre - e a Santa Maria di Loreto. Situata nei pressi del largo dell’Olmo, nel luogo detto Terra vecchia.
Non si conosce l’anno della sua fondazione, ma risulta menzionata per la prima volta con il doppio titolo di Sant’ Eustachio e Santa Maria nelle bolle papali di Adriano IV (1156), Lucio III (1183) e Clemente III (1188); è, pertanto - insieme a Santa Maria della Valle - l’edificio sacro più antico di Scanno, sebbene quello attuale sia il frutto della ricostruzione avvenuta alla fine del XVII secolo.
Per lungo tempo fu anche la chiesa più importante: ebbe il titolo di parrocchia fino al 1568 quando - risultando ormai inadatta a servire l’accresciuta popolazione e molto danneggiata a causa di vari terremoti - perse tale dignità, che passò alla chiesa di Santa Maria della Valle.
L’antico tempio, rovinato irrimediabilmente a seguito del sisma che si verificò nel 1654, venne demolito nel 1693 – come ricorda la lapide collocata all’interno della chiesa odierna, sopra l’ingresso – e quindi ricostruito, tra il 1697 ed il 1699, grazie all’iniziativa e munificenza del cappellano e rettore Loreto Colarossi; in quell’occasione all’intitolazione originaria al patrono fu aggiunta anche quella a Santa Maria di Loreto. La riedificazione  venne eseguita dall’artista e architetto lombardo Giovan Battista Gianni, figura di spicco del Settecento abruzzese, che in collaborazione con Francesco Ferradini realizzò anche i sontuosi stucchi dell’altare maggiore e delle cappelle laterali. Dell’antica costruzione rimase, così, soltanto il fronte, con il portale duecentesco.
Nei secoli successivi vennero eseguiti ulteriori abbellimenti e rimaneggiamenti, come le dorature e le pitture fatte realizzare nel 1905 a spese di Maria Di Rienzo. Alla fine del Novecento, tuttavia, la chiesa versava in un grave stato di degrado; pertanto nel 2003, su impulso della comunità locale, in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Culturali e grazie al consistente contributo della Fondazione CARISPAQ, si diede inizio al restauro completo dell’interno che, portato a termine nel 2013, ha restituito tutta la ricchezza e vivacità di colori dell’apparato decorativo settecentesco, a lungo rimaste nascoste sotto la patina del tempo.

Interno

La chiesa, riccamente decorata con stucchi, dorature e sculture barocche, è a navata unica, con volta a botte lunettata ed affrescata. Le pareti laterali presentano sei arcate a tutto sesto, impreziosite in alto da angeli in rilievo, dipinti a vivaci colori. Esse impostano su possenti pilastri e, approfondendosi sul lato sinistro, formano tre cappelle, che alloggiano altrettanti altari. Ciascuno di essi è affiancato da una coppia di statue – realizzate agli inizi del Settecento e cui il recente restauro ha restituito le tinte originali – che rappresentano, a partire dall’ingresso: Sant’Agata e Sant’Apollonia, con i tradizionali attributi riferiti al loro martirio; nella cappella centrale la Fede, a sinistra, con croce e ostensorio e la Speranza, a destra, appoggiata ad un’ancora; infine, nella cappella accanto all’altare maggiore, Santa Lucia e Santa Barbara. Questa cappella è particolarmente degna di nota poiché custodisce la statua lignea di Sant’Eustachio, opera di notevole valore artistico, eseguita nel 1715 da Giovanni Leonardo Manzoli di Brittoli e caratterizzata dall’eleganza delle forme del Santo – rappresentato secondo la consueta iconografia in sembianze di guerriero – e, in particolare, della cerva che lo affianca. Nell’arcata centrale della parete destra merita attenzione il prezioso organo a mantice del 1698, ancora funzionante. Nell’area presbiteriale, introdotta dall’arco trionfale e leggermente sopraelevata, l’imponente altare maggiore, che ospita nella nicchia centrale la Statua della Madonna di Loreto - contitolare della chiesa - e in quelle laterali le due sculture raffiguranti San Nicola, a sinistra e San Liborio, a destra. Sulla volta ellittica a calotta l’affresco che rappresenta l‘Incoronazione della Vergine, realizzato dal pittore molisano Francesco Antonio Borzillo nel 1698; la pittura si caratterizza per il suo stile tipicamente barocco, con la finta apertura verso il cielo, la teatralità della scena sacra e il movimento impresso alle figure.

Esterno

La facciata, a coronamento orizzontale con motivo di tegole “a romanella” nel cornicione, è rivestita da intonaco a cemento frattazzato e suddivisa in due ordini da una piatta cornice marcapiano. L’unico elemento di rilievo è costituito dal portale duecentesco: preceduto da tre gradini moderni, presenta ai lati due colonnine lisce sovrapposte che sostengono la cornice modanata al di sopra dell’architrave, sulla quale imposta la profonda lunetta semicircolare. Al centro di questa è scolpito il fregio raffigurante l’Eterno Padre Benedicente, circondato da testine angeliche, interessante testimonianza artistica della fase più antica dell’edificio. Nella campata superiore, in asse con il portale, si apre un finestrone rettangolare.