indirizzo: Piazza Sant'Antonio, Scanno

Orario: Martedì e domenica 8:00/12:00; negli altri giorni apertura su richiesta al parroco

Descrizione

La chiesa, intitolata al Santo di Padova, sorge nel piazzale compreso tra il viale del Lago e il viale degli Alpini - nel quartiere De Contra - ed era in origine, con l’annesso convento, esterna al nucleo abitato. In quest’area si trovava l’antico ospedale dove il 25 agosto 1590 venne stipulato tra il vescovo di Sulmona Carusio e il Padre maestro Stefano da Castelvecchio Subequo dell’Ordine dei Minori Conventuali l’atto di fondazione della  chiesa e del convento, con il concorso dell’Università di Scanno, che concesse ai frati l’uso perpetuo del fabbricato con il terreno attiguo. L’edificio sede dell’ospizio venne ampliato nel Seicento per ospitare il monastero e rimodernato nella prima metà dell’Ottocento, ma in seguito alla soppressione napoleonica degli ordini religiosi fu abbandonato e parzialmente venduto a privati (1865). In esso i conventuali fecero ritorno nel 1938 - per interessamento della popolazione locale - e qui hanno dimorato, in un’ala della costruzione, fino al 2006.
La chiesa venne edificata tra il 1595 – data apposta sul portale – e il 1596 e fu impreziosita agli inizi del Seicento con sontuosi altari e decorazioni in stucco. Nel secolo successivo l’interno fu ulteriormente arricchito con pregevoli arredi lignei e con gli affreschi della volta, ai quali lavorò Giambattista Gamba, artista attivo in Abruzzo nella prima metà del Settecento, autore anche degli affreschi presenti sulle volte della Chiesa della SS. Annunziata di Sulmona e di Santa Maria del Colle a Pescocostanzo.  Interventi di ammodernamento vennero eseguiti nel corso dell’Ottocento e nel secolo scorso,  quando si provvide anche al  restauro completo degli interni (1984-85).

Interno

L’edificio, a pianta longitudinale ed aula unica voltata a botte, è in sontuoso stile barocco, impreziosito da ricche decorazioni a stucco, dorature ed affreschi pregevoli. All’ingresso è degna di nota la tela che rappresenta l’Istituzione dei tre Ordini francescani (1607), opera di Pasquale Prico di Montereale. Su entrambi i lati della navata sono presenti tre cappelle, ciascuna dotata di un altare incassato tra colonne in stucco dipinto a finto marmo screziato, con sfarzosi capitelli compositi. Tra queste emerge la seconda a sinistra, che racchiude l’altare dedicato a Sant’Antonio (1602); sopra la nicchia in cui è custodita la statua del Santo è inserita una tela raffigurante l’Annunciazione, opera cinquecentesca. L’altare ligneo collocato nella cappella opposta ospita la statua di San Francesco d’Assisi e fu realizzato nel 1944 da valenti artigiani locali, su progetto dell’architetto di Scanno Liborio Caranfa; sotto la mensa, l’urna di Santa Filomena. Sulle pareti che separano le cappelle sono poste le stazioni della Via Crucis, risalenti al XVIII secolo; coevi sono i confessionali e il soprastante pulpito ligneo. Gli affreschi che decorano la volta dell’aula sono opera di Giambattista Gamba - pittore di formazione napoletana attivo nella prima metà del Settecento in altri centri della regione - e rappresentano, a partire dall’ingresso: San Bonaventura e Sant’Antonio mentre ricevono l’Eucarestia, il Santo di Padova che accoglie il Bambino dalle mani della Vergine e, infine, il Transito glorioso di San Francesco d’Assisi. Un ampio arco trionfale a tutto sesto separa la zona presbiteriale, contraddistinta da una volta a crociera con cupoletta centrale ribassata; al centro l’altare maggiore, in marmo, acquistato da Gaetano Di Rienzo nel 1835 - in occasione dei lavori di restauro della chiesa - che sarebbe stato progettato per la cappella della Reggia di Caserta (sec. XVIII).

Esterno

La chiesa, cui si accede da un piazzale con al centro una croce-obelisco in pietra - innalzata nel 1948 in occasione del decennale del ritorno in sede dei monaci - è congiunta sul lato destro all’edificio che in passato ospitava il convento. Il fronte, intonacato nella parte inferiore e racchiuso entro paraste angolari in pietra, ripropone il modello romanico aquilano, a coronamento orizzontale, con due ordini separati da una cornice marcapiano e rosone in asse con il portale. Il portale cinquecentesco è architravato e riquadrato da una doppia cornice in pietra modanata. Sopra di esso si legge l’iscrizione che riporta i nomi dei committenti e l’anno della costruzione (1595). La cimasa aggettante, sorretta da una coppia di mensole, è sormontata dal timpano triangolare, che presenta sui lati obliqui due piccoli pinnacoli a bassorilievo; sul vertice superiore è scolpita una croce. Sopra la cornice marcapiano il rosone, di gusto medievale, è a cerchi concentrici, fortemente strombati; la ruota è formata da arcatelle trilobate raccordate da otto colonnine al tondo centrale.