indirizzo: Strada Ciorla, Scanno

Orario: Sempre aperta

Descrizione

La chiesa dedicata a Sant’Antonio Abate, detto Barone dagli abitanti di Scanno, anche per distinguerlo dal Santo di Padova che si festeggia il 13 giugno, era in origine esterna alla primitiva cerchia muraria, che in epoca medievale cingeva la parte alta del paese, detta Terra vecchia, il nucleo originario del borgo. Fu fondata – presumibilmente insieme all’omonima Abbazia, poi scomparsa e sui cui ruderi sarebbero sorte alcune delle abitazioni oggi esistenti su via Ciorla -  dall’ordine dei Chierici Ospedalieri di Sant’Antonio Abate di Vienne. 
Incerto è l’anno della fondazione dell’edificio: la data 1569 riportata sulla lapide posta sul lato destro del portale, che ricorda come in quell’anno ERCULES CIORLIS PRO EIUS ANIME SALUTE FIERI FECIT (ERCOLE CIORLA PER LA SALVEZZA DELLA SUA ANIMA FECE COSTRUIRE), è infatti da riferirsi ad un restauro, in quanto la chiesa esisteva già agli inizi del Cinquecento.
Alla fine del Settecento, dopo la soppressione dell’ordine antoniano, la chiesa passò in possesso del Reale Ordine Costantiniano di San Giorgio e venne ceduta in enfiteusi perpetua con facoltà di riscatto ai fratelli Nunzio e Francesco Di Rienzo, appartenenti alla famiglia più abbiente del paese. 
Nel 1850 l’edificio, molto rovinato, venne ristrutturato per iniziativa dei fratelli Antonio e Adriano Di Rienzo, i quali ripristinarono anche l’antica usanza della distribuzione alla popolazione delle “sagne con la ricotta” (striscioline di pasta bianca condite con la ricotta secca), che avveniva nel giorno della festa del Santo, il 17 gennaio. Tale tradizione, che rientra nei vari e peculiari riti legati al culto di Sant’Antonio Abate, particolarmente diffusi in Abruzzo, è tutt’ora viva in paese.
Gli ulteriori rifacimenti dell’edificio eseguiti nel 2000 sono consistiti principalmente nella rimozione dell’intonaco che ricopriva la facciata e, all’interno, nel restauro della pavimentazione in cotto.

Interno

L’interno, ad aula unica a pianta rettangolare, ha le superfici intonacate su cui risaltano le membrature architettoniche in blocchi di pietra concia; nella zona mediana presenta un arcone a profilo ribassato, che suddivide la chiesa in due cellule spaziali, coperte da volte a botte lunettate. Le pareti laterali sono scandite da profonde arcate cieche a tutto sesto che impostano su robusti pilastri. Al centro della parete absidale è l’altare dedicato a Sant’Antonio Abate, affiancato da due finestre ovali. Sopra l’altare una teca custodisce la statua del Santo raffigurato, secondo la tradizionale iconografia, in sembianze di un anziano monaco dalla lunga barba bianca, con il segno del “Tau” in rosso (simbolo della croce di Cristo) cucito sul mantello scuro, alla maniera dei chierici dell’ordine antoniano di Vienne. Reca nella mano destra il bastone del pellegrino con in cima una campanella (gli antoniani solevano annunciarsi con il suono della campanella durante i loro spostamenti e le questue), mentre nell’altra mano regge aperto il libro delle Sacre Scritture, sovrastato da una fiamma che allude sia alla protezione contro la malattia del “fuoco di Sant’ Antonio”, che alla salvezza dal fuoco dell’inferno. Il maialino rappresentato ai suoi piedi è un altro attributo tipico dell’iconografia del Santo: la sua presenza rimanda all’uso dei monaci dell’ordine di Vienne di allevare suini, il cui grasso veniva utilizzato per curare il “fuoco di Sant’Antonio”.

Esterno

La facciata, a coronamento orizzontale e muratura in opera incerta, è chiusa ai lati da cantonali in blocchi di pietra squadrati; da quello di destra si diparte un architrave che, attraversando una stretta viuzza, si appoggia su un piedritto murato nel fabbricato adiacente, mentre il fianco sinistro è addossato ad un edificio privato in pietra grezza. Il prospetto presenta al centro un semplice portale architravato in pietra grezza, sormontato da una mensola, sopra la quale si apre un sopraluce a sesto acuto. Ai lati del portale, due epigrafi incise su lastre di pietra ricordano i restauri avvenuti rispettivamente nel 1569 e nel 1589 .