indirizzo: Viale Santa Lucia , Pescasseroli (AQ)

orari di apertura: aperto tutti i giorni da aprile a settembre: dalle 10.00 alle 18.30 da ottobre a marzo: dalle 10.00 alle 17.30.

Telefono : +39 0863 91131

Sito Internet: www.parcoabruzzo.it

email: info@parcoabruzzo.it

Descrizione


E’ il Parco italiano di più antica istituzione, insieme a quello del Gran Paradiso (1922). Riconosciuto da Regio Decreto l’11 gennaio del 1923, si costituì sulla precedente Riserva Reale di caccia (1872) grazie anche all’impegno della società “Pro Montibus et Sylvis” che ne aveva avviato il processo, iniziando col garantire la tutela di una superficie di 500 ettari ricevuti in affitto dal Comune di Opi nell’area della Camosciara. Si venne così a creare il primo nucleo del Parco, successivamente ampliato a più riprese. Il Parco raggiunge attualmente un’area protetta complessiva di 49.680 ettari e comprende fiumi, laghi e montagne che rientrano in gran parte nel territorio abruzzese e parzialmente in quello di Lazio e Molise, coprendo le aree geografiche di: Marsica fucense, Alto Sangro, Valle Peligna, Val di Comino e Mainarde.
Proprio perché di antica istituzione, tutelato fin dal XIX secolo, defilato dalle principali vie di comunicazione e perciò per lungo periodo rimasto isolato, il Parco ha ancora l’aspetto di un territorio selvaggio e per certi versi di scarsa antropizzazione: lo caratterizzano una grande varietà paesaggistica, un notevole patrimonio floro – faunistico e, soprattutto, un’estesa copertura forestale che ha consentito la sopravvivenza e la conservazione di animali – soprattutto grandi predatori ed erbivori – altrove scomparsi.

Geomorfologia e paesaggio

Il paesaggio è costituito da un insieme di montagne calcaree di altitudine variabile dai 900 ai 2.000 m e presenta a tratti l’aspetto tipico degli Appennini con vette arrotondate, in altri assume connotazioni più tipicamente alpine con pendii più ripidi e profili più aspri. Le montagne del Parco si sono formate tra i 170 e i 30 milioni di anni fa nel periodo tra il Mesozoico e il Terziario antico, laddove esisteva un mare: la lenta sedimentazione del materiale organico (alghe, coralli, molluschi bivalvi, gasteropodi) nei diversi ambienti – di piattaforma, di soglia e di transizione – ha dato origine alle varie tipologie di rocce, che sono principalmente di natura calcarea; solo nella parte bassa di alcune valli si trovano calcari dolomitici, come per esempio nella zona della Camosciara, caratterizzata da una minore permeabilità del terreno e dalla presenza di cascate e pozze d’acqua, come le pittoresche Cascata delle Ninfe e delle Tre Cannelle. Altrove, invece, dove le rocce sono prettamente carbonatiche, le acque, infiltrandosi nel terreno, non scorrono in superficie ma nel sottosuolo, sgorgando solo più a valle nelle numerose risorgive. Il territorio non risulta modellato esclusivamente dal fenomeno del carsismo, che ha dato luogo alla formazione di grotte, forre e doline, ma anche dal glacialismo come testimoniato dalla presenza di circhi glaciali, depositi morenici e rocce montonate. I circhi glaciali in particolare sono l’eredità delle grandi variazioni climatiche del Quaternario, ma qui, pur conservando la loro morfologia più tipica, evidenziano altresì il successivo modellamento carsico, con la presenza di doline e cupole poligenetiche. Il cuore del Parco è ravvisabile nelle sorgenti e nell’alto corso montano del Fiume Sangro da cui origina il lago artificiale di Barrea che, ottenuto nel 1950 dallo sbarramento del fiume, si inserisce in piena armonia nel contesto ambientale circostante. Altre piccole valli si trovano in corrispondenza di torrenti o fiumi minori: la Vallelonga (solcata dal fossato di Rosa) e la Valle del Giovenco, che conducono alla Conca del Fucino; quelle del torrente Profluo e del Fiume Tasso, che immette nel lago di Scanno e nella Valle del Sagittario; l’alta valle del Volturno. Bacini lacustri naturali sono il Lago Vivo e il piccolissimo lago Pantaniello, di origine glaciale. A sud del Fiume Sangro si elevano i Monti della Meta con le vette dei monti Petroso (2.249 m s.l.m.), Sterpidalto (1.966 m s.l.m.), Meta (2.242 m s.l.m.); ancora più a meridione, a cavallo tra Lazio e Molise, il gruppo delle Mainarde con il M. Marrone (1.905 m s.l.m.). A nord del medesimo fiume, tra gli altri, il Monte Marsicano (2.242 m s.l.m.), la Serra della Terratta, la Montagna di Godi e la Serra Rocca di Chiarano, tutti con quote superiori ai 2.000 m. I numerosi rilievi hanno dislocazioni con diverso orientamento, il che produce una pluralità di bacini idrogeologici che però, come già evidenziato, trasferiscono generalmente verso sorgenti lontane, spesso al di fuori dei confini stessi dell’area protetta, quote consistenti delle precipitazioni atmosferiche. Il Parco ha apporti idrici meteorici molto elevati – i maggiori in Abruzzo – che riescono ad assicurare all’abbondante vegetazione spontanea il necessario grado di umidità. Le particolari condizioni climatiche, con temperature relativamente basse - i valori medi sono intorno ai 10°C – ed abbondanti precipitazioni hanno favorito lo sviluppo degli ecosistemi forestali, particolarmente estesi: la superficie boschiva ricopre, infatti, oltre 29.000 ettari, vale a dire circa il 60% dell’intera area del Parco ed è rappresentata principalmente dalla faggeta (24.450 ettari), quasi completamente costituita da fustaie di grande valore naturalistico e paesaggistico. Oltre ai boschi di Faggio, in genere monospecifici o misti ad altre latifoglie come acero, frassino e carpino, si trovano estese mughete nella fascia altitudinale superiore, mentre a quote inferiori e su suoli più poveri attecchiscono le specie sub mediterranee, come la Roverella e il Carpino nero. Oltre il limite boschivo (posto tra i 1.900 e i 2.000 m s.l.m.) il paesaggio vegetale diventa quasi steppico, dominato da praterie con varie specie erbacee (Sesleria appennina, Carex Kitaibeliana, Gentiana lutea) e arbustive di forma prostrata, come il Ginepro nano e relitti della brughiera nordica come il Mirtillo e Uva ursina, che rivelano la presenza, in tempi passati, di un livello altitudinale superiore di vegetazione a conifere.

Flora

The park has always been considered a very wild environment both for the impressive extent of its vegetation and the consistency of its forests, possessing a very rich and interesting heritage of flora. There are about 2,000 species of higher plants excluding mosses, lichens, algae and fungi which however are similarly represented by a large number of species. This means that on a territory that is almost one thirtieth of the size entire country, almost one third of the Italian flora, made up of about 6,000 species, grows here. There are also a very high number of rare or "endemic" plants, that grow only in this area, such as the Marsica Iris or the Park Iris. There are also many orchids, such as the Slipper of Venus (Cypripedium calceolus), which is one of the rarest and most striking in Europe. A totally unique example is represented by the black pine of Villetta Barrea, a variety exclusive to the park, perhaps dating back to the Tertiary age, and whose distribution area is limited to certain areas of the Camosciara and Val Fondillo. The birch (Betula pendula) - a northern species par excellence - is present in the Coppo Oscuro di Barrea area which is one of the coolest and shadiest areas of the Park. It is a relict species from the glacial period and, like the mountain pine which is more widely found, it lives in twisted shrub formations above the tree line on the high plains. The damp places and near streams are dominated by poplar and willow, but also by hornbeam, linden and, sporadically, by alder. In cooler areas on the Lazio side the chestnut makes an appearance but it is less typical since it needs a clay soil. In an average, mixed, mountain forest are, among others, oak, maple, flowering ash, cherry and wild apple trees and, in exposed and sunny areas, there are also the laurel and the judah tree. It's still the beech however which predominates the plant landscape, with various forest formations and an impressive covering almost everywhere on the mountain slopes between 900 and 1,800 m in altitude. The beech will also accompany other trees and shrubs, among which is the sporadic presence of the yew (taxus baccata) - a relict species from the Tertiary age - which is present in isolated areas and in small, scattered colonies. The woods, here more than anywhere else in Abruzzo, have been preserved exceedingly well, probably thanks to the fact that the area was protected as a Royal Hunting Reserve and it was secluded from the road and from the larger towns, where the land and forest resources were more exploited. Still present in the Park landscape are elements that have become rare, such as the mixed forests of Cerro and Roverella. There is also great ecological value in the forests of the Park, consisting primarily of high forests with trees of different ages. Only a small part is represented by the coppice formed by trees that developed from asexual propagation (via growth from suckers), are is clearly of a lower environmental quality. In some areas, limited to those parts at the top of the valleys, are surviving patches of virgin forest, now rare in the Apennines.

Fauna

Alla ricchezza e alla varietà floristica corrisponde nel Parco un’altrettanto notevole e multiforme presenza di fauna selvatica, con esempi di eccezionale valore e specie che, altrove scomparse, sopravvivendo nei territori più reconditi dell’Abruzzo interno alla quasi totale distruzione, hanno poi giustificato l'istituzione dell'area protetta: è il caso dell’Orso bruno marsicano – diventato simbolo stesso del Parco – del Lupo appenninico, del Camoscio d’Abruzzo, della Lince e del Gatto selvatico, come anche dell’Aquila reale, della Lontra, dei grandi ungulati e di moltissime altre specie che frequentano e vivono nelle foreste, sulle rocce, nelle radure e praterie o in prossimità di corsi e specchi d’acqua. Un patrimonio di eccezionale valore con 60 specie di mammiferi, 300 di uccelli, 40 di rettili, anfibi, pesci e numerosissimi insetti, e varie forme di endemismi. Va detto, però, che nonostante questa fauna comprenda molti dei più rari predatori e grossi carnivori scomparsi dalla maggior parte del territorio italiano e sia ricca e varia in numero di specie, non lo è altrettanto come numero di individui, le cui popolazioni, infatti, non raggiungono l’abbondanza numerica delle analoghe alpine, benché siano, rispetto al passato, in costante ripresa. L’Orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), scampato ad una lungo periodo di caccia indiscriminata, vive attualmente nel Parco con una popolazione di circa 50 individui. Si tratta di una sottospecie ben differenziata dall’Orso bruno europeo dal punto di vista genetico, morfologico ed etologico, perciò di grande rilevanza. Grazie al suo recente aumento numerico, è riuscito ad occupare anche altre aree limitrofe e a spingersi fino ai territori del Parco della Majella e del Sirente – Velino. La specie, nel passato molto elusiva, si è fatta ultimamente più confidente, tanto che da qualche anno è sempre più frequente incontrarlo anche vicino ai centri abitati. Il Camoscio d’Abruzzo (Rupicapra ornata), definito anche “il più bel Camoscio del mondo”, è anch’esso una specie distinta dalle altre forme di camoscio e dalle razze alpine: molto più robusto ed elegante, con mantello invernale dal disegno ben contrastato e con corna molto più sviluppate. Vive, con circa 700 esemplari, in branchi di varia consistenza sulle pareti più scoscese e rocciose delle montagne e nei luoghi più impervi del Parco, dove trova sostentamento e protezione dai predatori. Nel periodo tra le due Guerre ha corso serio rischio di estinzione ma, dopo la ricostituzione del Parco nel 1950, la sua situazione è decisamente migliorata, favorita anche dal ripopolamento in altre zone appenniniche abruzzesi come Majella e Gran Sasso. Tra gli animali di maggiore spicco del Parco è il Lupo appenninico (Canis lupus italicus). Presente attualmente in numero di circa 50 individui – pari ad un decimo dell’intera popolazione di lupo appenninico in Italia - vive in piccoli branchi o anche isolato. Non si tratta quindi di una specie esclusiva di quest’area, ma è molto importante per l’equilibrio ecosistemico in quanto elemento fondamentale di controllo delle popolazioni di erbivori, altrimenti in sovrannumero rispetto alla capacità di sostentamento del territorio. Dopo essere stato per secoli letteralmente perseguitato dall’uomo, rientra oggi nell’ambito di una precisa pianificazione strategica di tutela volta soprattutto a ripristinare gli equilibri trofici negli ambienti naturali, ovvero a favorire la stabilizzazione delle popolazioni di animali selvatici con il proprio habitat, in modo da poter riattivare la capacità endogena dell’ambiente ad auto sostenersi. Allo stesso scopo nei recenti anni ’70 sono stati reintrodotti Cervi e Caprioli che, insieme ai Daini, attualmente vivono in consistenti branchi nel fitto dei boschi o nelle radure. Anche la Lontra, benché limitata a poche coppie di recente reintroduzione, è attualmente presente negli ambienti fluviali e lacustri, attestandone l’elevata qualità ambientale, poiché specie particolarmente esigente. Tra gli altri mammiferi, vivono all’interno dell’area protetta: il Gatto selvatico, la Lince, la Martora, la Faina, la Puzzola, il Tasso, il Ghiro, lo Scoiattolo… Il posto d’onore tra i rapaci che nidificano nel Parco – come la Poiana, lo Sparviero, il Nibbio, il Gheppio, il Falco pellegrino, l’Allocco, la Civetta, il Gufo reale e il Barbagianni – spetta senz’altro all’Aquila reale, frequentatrice dei luoghi più inaccessibili. Molti gli uccelli stanziali come il Merlo acquaiolo e la Ballerina gialla, e migratori come il Germano reale e l’Airone cinerino, tipici delle zone umide. I Gracchi alpino e corallino, insieme al Fringuello alpino e alla Coturnice sono presenti alle altitudini più elevate. Una moltitudine di altri mammiferi, di uccelli, rettili, anfibi, pesci e insetti popolano il territorio ma, ritenendo improponibile elencare qui tutte le specie faunistiche di rilievo, se ne sono citate solo alcune tra le più rappresentative del Parco, che impressiona e affascina soprattutto per il suo aspetto ancora selvaggio, “considerato un po’ l’estrema frontiera della natura dell’Appennino”.

Aree faunistiche

Parco faunistico del Centro Visite: Pescasseroli Area faunistica del Lupo: Civitella Alfedena Area faunistica della Lince: Civitella Alfedena Area faunistica del Capriolo: Bisegna (apertura stagionale) Area faunistica dell'Orso: Villavallelonga Area faunistica del Cervo: Lecce dei Marsi Area faunistica del Cervo: Scanno Area faunistica del Camoscio: Opi Area faunistica dell'Orso: Campoli Appennino